I Didatti rispondono

Domande sulla formazione

Due didatte dei corsi di psicoterapia costruttivista ermeneutica, Silvia Carattoni e Alessandra Petrolati, hanno posto delle domande sulla formazione ad alcuni Didatti dell’orientamento. Queste le loro risposte.

Qual è l’aspetto dell’epistemologia costruttivista cui sei più legato e che più di tutti vorresti comprendessero i tuoi allievi? In che modo pensi questo orienti la tua pratica didattica?

Se devo limitarmi a un aspetto, è quello che deriva dal considerare la conoscenza come costruzione dell’esperienza personale: la scelta elaborativa, che conferisce alla persona il ruolo di soggetto agente. Questo aspetto orienta la pratica didattica nella misura in cui mi permette di comprendere le difficoltà iniziali degli allievi  a fare propria la visione costruttivista della persona e a cercare di favorire quelle esperienze che possono aprirli all’alternativa rendendola ricca di senso.
Gabriele Chiari

Quali sono secondo te, i bisogni formativi degli allievi? Come cerchi di rispondere a questi bisogni?

Penso che gli allievi abbiano bisogno sia di conoscenze teoriche sia di competenze conversazionali. Inoltre devono essere in grado di sostenere una relazione: non solo “accettazione” e “approccio credulo”, ma anche disponibilità a mettersi in gioco con creatività e coraggio.
Il didatta non deve raccontare tutto ciò, bensì, incarnarlo.
Alessandra Favaro

Kelly riferendosi al ruolo di formatore utilizza la metafora del supervisore alla ricerca. Tu che metafora useresti per raccontare questo ruolo?

Credo che il formatore sia uno che attraverso domande strategicamente orientate dal dubbio, aiuta gli allievi a prefigurare scenari possibili entro delle filiere di senso. Se dovessi tradurlo in una metafora direi un aiuto regista, dove il regista (allievo) a sua volta aiuta gli attori (clienti) a mettere in scena un film.
Manola Alfredetti

Se dovessi attribuire delle percentuali all’approfondimento della teoria, all’elaborazione del ruolo professionale e all’elaborazione degli aspetti personali dell’allievo, quali potrebbero essere? Da che cosa sono dettate queste percentuali?

Io darei 100, 100 e 100. Fatico a stabilire che una cosa venga prima o dopo l’altra, mi sembra che tutto vada assieme. Senza una teoria non si va da nessuna parte, senza un’attenzione alla soggettività nemmeno, perché è molto centrale. Nel mio modo di fare formazione mi viene da dire che tutti e tre gli aspetti si sovrappongono nell’acquisire una professionalità.
M. Cristina Ortu

Quali tipi di processi cerchi di favorire nel gruppo che sono funzionali all’esperienza formativa?

L’intento è di coinvolgere gli allievi in un’impresa comune di formazione, ed è una cosa veramente difficile da creare se l’intervento di tutti i formatori non è agito in questa direzione. Se i formatori non hanno un’impresa comune, gli allievi non ne fanno esperienza e faticano a comprenderne il senso.
Non credo sia sufficiente un clima di accettazione reciproca, questo è il primo passo, ma un gruppo dovrebbe essere in grado di fare molto altro; per esempio, arrivare a considerare come legittimi e integrabili i modi di partecipare di ognuno coordinandoli verso un risultato, che sia percepito da  tutti come il risultato di tutti. Se non si crea questo presupposto, nel corso della supervisione il gruppo si dissolve, prevale l’impresa del singolo e gli altri smettono di essere coinvolti, aspetto che impoverisce tantissimo la formazione stessa.
Nel corso della mia esperienza ho sperimentato quanto la formazione in classi in cui i Didatti e i Codidatti erano impegnati a lavorare nella direzione di favorire l’impresa di gruppo fosse molto più remunerativa di quanto non avvenisse in classi in cui questo aspetto era  trascurato o non reso percorribile.
Mara Ognibeni

Quali sono i criteri che utilizzi per valutare l’efficacia della formazione? Quali sono quelli che valuti, invece, per verificare quanto non si stia dimostrando efficace?

L’efficacia della formazione e la non efficacia …
Credo che per me sia fondamentale, nel valutarla, il sentire aperta la possibilità di una partecipazione al processo di costruzione del ruolo professionale degli altri, così come quello degli altri al mio. Questo non significa che ci facciamo i complimenti … o  che siamo d’accordo su tutto… o che ci validiamo gli uni con gli altri per rendere più stabili i nostri ruoli professionali (questo mi suonerebbe di inefficacia); mi riferisco ad un equilibrio tra validazione e invalidazione, ossia la possibilità di non essere disconfermati come soggetti legittimi a partecipare alla relazione, all’impresa con l’altro, insieme alla possibilità di invalidarsi rispetto ai modi in cui anticipiamo l’incontro con l’altro. Credo che nell’incontro con l’altro ci sia la possibilità di operare revisioni, di elaborare il proprio sistema così come il proprio ruolo professionale (e personale!).
Se vi è equilibrio tra validazione e invalidazione… sento l’efficacia, se non c’è, sento una minaccia alla percorribilità dell’impresa formativa.
Cristina Sassi

Se dovessi riassumere in tre messaggi ciò che vuoi trasmettere agli studenti con il tuo modo di fare formazione, quali potrebbero essere?

  1. Trova il tuo modo personale coerente con la teoria
  2. Sii curioso ed entra con rispetto nel mondo dell’altro
  3. Ci sono tante possibili visioni del mondo e delle cose

Ombretta Zoppi

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